Service per il Madagascar
Nel 2006-07 il Rotary Club di Ivrea ha effettuato un service, in collaborazione con l'Inner Wheel, a supporto di un'organizzazione indipendente e senza fini di lucro con sede in Veneto che da alcuni anni porta avanti una serie di programi umanitari a favore di giovani e adulti bisognosi in Madagascar.
L'aspetto interessante consiste nel fatto che si è trattato di utilizzare i fondi raccolti non per elargire aiuti di tipo tradizionale ma per organizzare interventi guidati da personale italiano che prevedano lo sviluppo di piccole iniziative locali finalizzate ad esempio ad attività di formazione le quali nel breve periodo dovranno consentire ai fruitori di apprendere ed esercitare una professione in grado di renderli economicamente indipendenti e di migliorarne la qualità della vita.
Alcuni soci hanno voluto rendersi conto personalmente della situazione e della destinazione delle risorse finanziarie raccolte trascorrendo alcuni giorni in Madagascar. Di seguito è riportata la cronaca dell'evento, descritta con grande sensibilità dall'incoming President dell'Inner Whell e moglie del nostro socio Carlo Nappa.
 
Da Ivrea al Madagascar
 
Un viaggio di amicizia e un'esperienza di vita che ha messo a confronto il nostro nord con il sud più povero

Costruire un ponte: fra una città, Ivrea, espressione del mondo del NORD, ricco e tecnologicamente avanzato, e Fianarantsoa, città situata su un ampio altopiano del Madagascar, la grande isola nel SUD del mondo, dove il reddito pro capite è tra i più bassi del pianeta e i campi sono lavorati con attrezzi di legno, palmo a palmo, per strappare alla terra quel pugno di riso necessario per sopravvivere.
 
Non siamo partiti solo per portare l'aiuto economico, concreto e importante, raccolto per un Service dei nostri club, Rotary e Inner-Wheel di Ivrea, ma per condividere, seppur per un brevissimo periodo, la vita materiale, culturale e ideale delle persone, uomini, donne e bambini, destinatari dell'iniziativa di solidarietà.
 
Organizzato con la sinergia dei due club e di quanti, amici e simpatizzanti, hanno contribuito a realizzarla, l'aiuto supera così il limite implicito nella parola stessa, per diventare scambio, un'esperienza molto più stimolante, che permette di riportare a casa qualcosa della cultura dell'altro, con un reale arricchimento reciproco.
 
E' quanto già si era cercato di fare con i service dei due anni precedenti : nel 2004 a Barra, nell'arido nordest brasiliano e nel 2005 a Tite, nella missione di don Josè Bergesio in Guinea Bissau. Ciascun service si era concluso con un viaggio in loco di alcuni di noi e con l'instaurarsi di una relazione di conoscenza e amicizia reciproca.
 
Quest'anno l'Associazione di riferimento è stata KoinoniaMada, laica e interculturale, i cui membri sono italiani, un keniota e soprattutto malgasci.
 
I volontari fanno riferimento all'associazione Koinonia (parola rubata dagli "Atti degli Apostoli" per indicare le prime comunità cristiane), fondata dal comboniano Padre Kizito in Zambia e poi estesa in Kenia, Sudan e ora, in veste laica, in Madagascar, con l'obiettivo di coinvolgere le stesse popolazioni locali nella sfida di guidare in prima persona la lotta contro la povertà e la fame, il grande dramma e la grande vergogna che affliggono ancora gran parte dell'Africa.
 
Numerosi sono i Tetik'asa (progetti) già avviati: Microcredito (sul modello sperimentato dal Nobel Junus), VOI@,ALA (a difesa della foresta e della sua biodiversità unica al mondo), FAHASALAMANA (nutrizione e salute - destinata ai bambini sottoalimentati fino a 5 anni), Piccoli Indiani (destinato a ragazzi di strada dagli otto ai 18 anni) e Kooperativa (destinato a ragazzi con diploma di scuola professionale, cresciuti in orfanotrofio, che non trovano uno sbocco lavorativo e rischiano di tornare sulla strada da dove sono stati faticosamente salvati e, infine, DIAKO (che si propone di introdurre un Turismo socio-responsabile).
 
Siamo partiti da Ivrea il 28 ottobre 2006, in sette. Alfredo Dell'Amico il presidente 2006-2007 del RotaryClub di Ivrea con i soci rotariani Alberto Bich e Carlo Nappa, Giorgio e Maria Vittoria Monti, don Nicola Alfonsi ed io, Marilena Pola dell'Inner-Wheel club di Ivrea. Si sono uniti a noi Enrico, di Civitanova Marche, e Danilo, di Iglesias. Siamo stati accolti da Stefano Alfonsi, fratello di don Nicola e Socio-fondatore di KOINONIA, nella sua casa-comunità nel quartiere popolare di Ankofafa in Fianarantsoa e abbiamo condiviso per due settimane la vita della comunità, accolti come amici carissimi e come collaboratori preziosi.
 
I responsabili dei vari Progetti non solo ci hanno coinvolto concretamente nella vita dei progetti stessi ma ci hanno presentato obiettivi, tempi, metodi, motivazioni, ideali e percorso nel suo divenire e nel suo crescere. Per noi un viaggio appassionante in un mondo altro, forse solo utopicamente pensato e invece davanti ai nostri occhi concretamente vissuto.
 
Vere, presenti e vive nei loro sorrisi e nei loro abbracci, nei loro sguardi curiosi e grati … le persone. E' stato soprattutto incontro con persone: donne coraggiose con i bimbi appesi sulla schiena, ragazzi sempre pronti al sorriso e allo scherzo, bellissimi bambini in cerca di carezze e abbracci, giovani carichi di energia, di voglia di imparare, di vivere. Parlavano un'altra lingua, erano scalzi e coperti da sudici stracci, ma abbiamo mangiato, cantato e dormito insieme. E soprattutto sognato insieme che il nostro sentire di quei momenti non fosse solo un assaggio di un mondo possibile ma il mondo reale in cui le differenze si annullano completandosi, donando a ciascuno pienezza di vita e libertà.
 
Bao, una bimba di otto anni vivace e intelligente, soffre di turbe del carattere che talora si manifestano con sintomi anche gravi, fisici e del comportamento. Fino a pochi mesi fa viveva in strada, dormiva in strada, il suo futuro era la strada. Ora è inserita nel progetto "Piccoli indiani". Ha una casa in cui trova tutti i giorni il suo piatto di riso, un materassino per dormire, qualcuno che si prende cura di lei. E' quasi pulita e va a scuola. Da un mese è stata accolta nella comunità anche la madre, una giovane donna perennemente vagante con gli occhi persi nel vuoto. Ora ha iniziato ad intrecciare la paglia: mi ha venduto i suoi primi lavori: una bella striscia bicolore a motivi geometrici e delle presine. Fra non molto potrebbe essere in grado di mantenere se stessa e la figlia. Per ora ha cominciato a sorridere e a guardare negli occhi, come ha fatto con me, regalandomi un'emozione indicibile.
 
E Hasina, una bambina di due chili e trecento grammi, di sei mesi di età. L'abbiamo vista al Lapany Tanura (palazzo, si fa per dire, dei ragazzi), in cui Marina attua il suo progetto di salute e alimentazione. Il viso in un pugno, gli occhi spalancati, immensi, aveva ancora la forza di succhiare il seno vuoto della madre accoccolata sulla stuoia stesa sul pavimento. La nostra indignazione, la nostra corsa all'ospedale, i nostri euro: inutili. Ci ha lasciato in un grigio lunedì di novembre, dopo cinque giorni in ospedale.
 
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Angeline, non ha ancora compiuto due anni di vita, corsa e ricovero in ospedale, diagnosi: tubercolosi, per la seconda volta. E con lei in ospedale anche Frabice e Fabien gemelli e fratelli di Angeline. In ospedale, nel reparto pediatria, i bambini con la tubercolosi stanno in stanza con altri bambini malnutriti o colpiti da qualsiasi altra banale infezione; di conseguenza, moti bambini lasciano questo mondo come la piccola Hasina. Altro particolare: cibo e farmaci, alcool e siringhe compresi sono a carico dei pazienti o di chi per loro, se c'è. Se non hanno soldi non si curano e vengono rifiutati. Se i bimbi sono inclusi nel Progetto, l'associazione provvede a sostenere le spese necessarie.
 
Arline è una bella ragazza di 15 anni. Un ovale perfetto, un sorriso sempre aperto su denti belli e regolari, i capelli raccolti in due treccine arrotolate ai lati del viso. I maglioni, larghi e impolverati dalla terra rossa onnipresente, indossati su uno straccio avvolto sui fianchi non nascondono il suo corpicino flessuoso ed elegante: è cresciuta in strada, ha i genitori ma è stata abbandonata, non è mai andata a scuola. Ora frequenta un corso di alfabetizzazione insieme ad altri ragazzi che per l'età non possono essere inseriti nella classe prima. Ha tradotto per me le parole di una bellissima canzone degli Ambondrona, il più famoso complesso rock del Madagascar, che i ragazzi spesso cantano insieme e che a me piaceva tanto e volevo cantare con loro. Una sera, dopo aver mangiato insieme pizza e fagottini fritti, che noi italiani avevamo preparato per loro, ha cantato per noi, "Non è Francesca" la bella canzone di Lucio Battisti, accompagnati con la chitarra da Enrico, il ragazzo italiano di 32 anni che con la sua laurea in informatica e un ottimo lavoro all'Università ha deciso di lasciare il nostro mondo per vivere con loro, i malgasci più poveri, la loro vita, da malgascio povero. Con Stefano è socio fondatore dell'associazione. La sua felicità esce dalla sua pelle e contagia chi lo avvicina. La ricerca di una reale uguaglianza fra gli uomini è stata la fiamma che ha acceso la sua passione e trasformato la sua vita.
 
Ha raccolto dalla strada, dove viveva in un angolo vicino allo stadio, un ragazzo di 27 anni, privo degli arti inferiori in seguito a un banale incidente. Quasi sempre ubriaco, sopravviveva chiedendo la carità. Parlo di Rahery, con cui ho stretto un'amicizia forte, fatta di sguardi e di poche parole, in malgascio, che pazientemente cercava di insegnarmi mentre lo osservavo scolpire il legno per trasformarlo in mestoli, giocattolini, automobiline e altre poche parole in francese o italiano. Come tutti i malgasci è molto interessato all'apprendimento delle lingue straniere. Ora può muoversi con gli arti artificiali e rudimentali stampelle e una sedia a rotelle, solo se è indispensabile. Non beve più, fuma qualche sigaretta se gliela offrono. Due boccate, la spegne, la conserva. Gli dura anche per tre fumatine. Sorride in modo straordinario, è felice. Felice e grato. Enrico si ferma spesso a parlare con lui, gli dà consigli per il suo lavoro, magari gli fa il disegno di un'automobile, in prospettive diverse, evidenzia alcuni dettagli. E lui prova a riprodurli sul pezzo di legno, con il suo scalpellino, con estro e fantasia nonostante la tecnica ancora rudimentale.
 
Il Madagascar, che i media ci presentano come paradiso dei naturalisti, per la straordinaria biodiversità unica al mondo, e che nel nostro immaginario vediamo ricoperta di verdi distese di foresta primaria abitata da piante e animali rari, in realtà è stato quasi completamente deforestato. Solo il 10% del suo territorio è ricoperto di vegetazione naturale e solo il 3% della sua superficie è protetto all'interno di parchi Nazionali, riconosciuti come Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco.
 
La comunità di Savonhodronina, composta da circa 350 persone divise in 50 famiglie, vive ai confini del Parco di Ranomafafana, uno dei più ricchi e importanti dell'isola.
 
Con le loro attività agricole, la pesca, l'apicoltura, necessarie alla sopravvivenza, i suoi abitanti proseguivano il processo di erosione della vegetazione nelle immediate vicinanze del parco. Il progetto VOI@ALA, seguito da Enrico, si propone di migliorare le condizioni di vita degli abitanti, potenziando le rese produttive agro-zootecniche grazie a interventi concordati e di minimo impatto da un punto di vista sociale, con l'assistenza della Facoltà di Agraria di Padova e di Agronomi Senza Frontiere e la gestione di Koinonia, attraverso un dialogo costante che si è evoluto in un saldo rapporto di amicizia reciproca, fortemente sentito.
 
Siamo arrivati a Savonhodronina dopo un viaggio di due ore circa di strada sterrata e sconnessa, in taxibrousse. Un allineamento di figure multicolori sul bordo di una piccola scarpata, in attesa, rivolta verso di noi, è stato il segno che eravamo arrivati a destinazione. L'elegante figura di un uomo sorridente si è mosso verso di noi, con le braccia aperte. E' Rajuli, il capovillaggio, etnia Betsileo, che rappresenta anche il capo religioso, carismatico, riconosciuto e rispettato dall'intera comunità, di religione cattolica, ma che ha mantenuto uno stile di vita tradizionale. E' un giorno importante: ci sarà l'apertura dei magazzini col prezioso riso, conservato con sacrificio per il periodo più difficile dell'anno, quello che precede l'arrivo delle piogge, il cui ritardo è causa di carestie e fame. Quest'anno non si dovrà temere la carestia: il riso non mancherà, nonostante la stagione delle piogge tardi a arrivare.
 
Ci riuniamo tutti nella capanna che solitamente svolge la funzione di scuola. Oggi è il luogo del rito sacro. Una piccola folla variopinta e curiosa riempie lo spazio disponibile. I posti a sedere, nei piccoli banchi, sono riservati a noi Vahini, gli ospiti. Rajuli legge i testi previsti dalla liturgia del giorno, in malgascio, con intensità ed enfasi, interrotto dai canti dall'inconfondibile ritmo africano. Voci bellissime.
 
Ma oggi la cerimonia subisce un' importante variazione. La presenza di un sacerdote cattolico permette la celebrazione dell'eucaristia. Un emozionato don Nicola legge in italiano il passo del vangelo previsto dalla liturgia. E' il discorso della montagna. Il sacerdote non riesce a trattenere la commozione, mentre legge le straordinarie parole con il loro messaggio rivolto ai poveri, agli ultimi che saranno i primi! Quando usciamo, alla fine della cerimonia, ci riesce difficile parlare. Credenti e non credenti, ognuno di noi ha vissuto un momento indimenticabile. Che porteremo con noi per sempre.
 
Abbiamo giocato con i bambini, assistito alla cerimonia della consegna del tanto atteso "Trasferimento di gestione" in cui loro, gli abitanti di quel territorio, si impegnano a salvaguardare la foresta che viene loro ufficialmente affidata dallo Stato. Enrico e Rajuli sono raggianti. Un importante obiettivo è stato raggiunto. Mangiamo insieme, seduti su una stuoia stesa per terra, il riso e la "loca" (condimento di verdure) che le donne hanno preparato, bevendo l'acqua bollita nella pentola dove è stato cotto il riso. Come in tutte le case malgasce, infine, un po' di rum per garantire il successo dell'iniziativa appena nata, come vuole la tradizione.
 
E dopo l'apertura del magazzino ognuno rientra a casa con un sacco sulle spalle, sorridente e felice. Il vary, il prezioso riso risparmiato con sacrificio, salverà dalla fame i bimbi , le donne, gli anziani, tutta la comunità!
 
Alfred, Keniota, 27 anni, ci ha introdotto nella concretezza rivoluzionaria del Microcredito, parola che suona come utopica sfida per vincere la povertà e che è destinato al quarto più povero tra i poveri. A coloro cioè che non potrebbero avere mai accesso a un credito per mancanza di qualunque forma di garanzia. Il recente Nobel per la pace a Muhamad Junus, l'economista pakistano ideatore della Banca dei Poveri, diffusa in tutto il mondo, ha fatto conoscere a tutti noi la realtà del microcredito che ha permesso di uscire dalla fame e dalla morte per fame milioni di persone. Junus lo afferma con estrema chiarezza: 20 euro fanno la differenza tra la vita e la morte. Alfred, con Sylvia e Silvano, ci hanno accompagnato nelle misere abitazioni di fango e paglia di Madam Emma, Madam Clarisse, Madam Lucie, Andrasana e molti altri, dove svolgono le loro microattività rese possibili con microcrediti di 10, 20, 30 euro: oggetti di paglia, pasta fresca, borsettine intessute a mano, piccolo allevamento di anatre; li vendono e con l'incasso giornaliero possono sopravvivere senza elemosine e restituire il denaro avuto in prestito: 10 centesimi al giorno. E soprattutto recuperano la fiducia in se stessi e nel futuro. Perché è proprio nella valorizzazione della persona il segreto del successo dell'idea di Junus. Orgogliosi ci hanno venduto i loro prodotti e noi, nel terribile faccia a faccia, siamo rimasti scossi nel profondo del nostro essere. Impossibile sottrarsi al muto grido d'accusa al nostro vivere qui nel nord del mondo, sentito come naturale e incolpevole. Ma è veramente così? Andrasana inginocchiato sul pavimento, stende i suoi spaghettini su uno straccio sudicio steso per terra, nella sua piccola baracca senza finestre; insetti vari corrono sulle pareti di terra ma egli vive e sta aumentando la sua produzione con un nuovo microcredito: il primo è riuscito a restituirlo interamente. E sorride al futuro, che sogna diverso, carico di promesse.
 
I clienti sono ora una cinquantina, a breve potrebbero diventare 150; le richieste aumentano e con esse l'incredibile quantità di lavoro, perché solo con un rapporto di conoscenza e fiducia personale si può compiere il miracolo.
 
Il contributo raccolto a Ivrea dai nostri club, pari a 12.410 euro, aveva una precisa destinazione: il Tetik'asa KOPERATIVA TANORA. Una cooperativa di servizi destinata a una quindicina di ragazzi, il cui nucleo fondante è una falegnameria , per la produzione di mobili e infissi. Fafà e gli altri, felici e carichi di determinazione, ci hanno stretto la mano con forza, speranza e gratitudine nei loro occhi che cercavano i nostri, nell'angusto e polveroso locale dove troneggiava la "combinata", assi di legno ammucchiate, una catasta di seggiole in attesa di essere verniciate, polvere di segatura sospesa nell'aria e depositata ovunque. Mamy Impianatra, il responsabile del progetto, insegnante nella scuola professionale dove sono stati formati i ragazzi, orfani o abbandonati, è sicuro della preparazione dei suoi ex-allievi. Ora con lui i soci della cooperativa lavorano bene, gli ordini non mancano, ed egli conta di aumentare via via il numero dei ragazzi impegnati. E' ottimista, un sorriso aperto, competente e attento ai suggerimenti di noi " super-esperti" in management e tecnologia, in un inglese chiaro che però gli costa una certa fatica, accentuando la sua timidezza. Stanno costruendo il loro futuro e noi ci portiamo dentro i loro volti e loro nomi. E continueremo a seguire la loro storia, che grazie al nostro aiuto, sarà diversa. Ne siamo sicuri, non ci dimenticheranno.
 
Marilena Pola
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Presidente 2018-2019
Franco Azzolini

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